Abbanoa deve riavere dal Tecnocasic i 2,1 milioni di euro pagati tre anni fa per il servizio di “vettoriamento” dell’acqua, cioè di trasporto, eseguito dal 2006 al 2010.

Ribaltando la decisione del 2017, la Corte d’appello civile ha ritenuto inesistente il debito a carico dell’ente idrico e condannato la seconda società a pagare oltre 76emila euro di spese processuali.
Motivo: il consulente tecnico d’ufficio aveva quantificato la somma basandosi sulle tariffe indicate dallo stesso Tecnocasic e riferite al servizio di distribuzione dell’acqua grezza al potabilizzatore Esaf senza eliminare i costi sostenuti per altri enti.

La sentenza accoglie le richieste dell’avvocato Luca de Angelis, il quale ha sostenuto che: Tecnocasic, non potendolo fare, stabiliva autonomamente la tariffa di vettoriamento col solo obbligo di comunicare in anticipo la modifica; il consulente tecnico d’ufficio aveva calcolato il costo dell’acqua basandosi su una «mera indicazione» del Tecnocasic e una semplice verifica matematica, peraltro «sbagliata», senza eseguire alcuna analisi e accertare i costi reali; gli oneri si dovevano «limitare» alla «percentuale usata da Abbanoa», invece «non sono stati riparti tra tutti gli enti serviti dal Tecnocasic» né decurtati.

Secondo i giudici Tecnocasic non ha provato l’esistenza del credito; il consulente, pur dovendo dividere gli oneri con tutte le utenze servite dal Tecnocasic, si era limitato a un «mero calcolo matematico» basato su un documento “unilaterale” di Tecnocasic riguardante le tariffe per il servizio di distribuzione dell’acqua grezza, ma servivano «i costi operativi dalla contabilità indicati nel rendiconto della gestione».

L’Unione Sarda – 7  Gennaio 2021